Archivi categoria: Articoli Novità Eventi

Niranjana Swami racconta la sua recente visita al Centro Vaikuntha…

Niranjana Swami racconta sul suo sito la recente visita al Centro Vaikuntha, e riassume i punti principali di cui ci ha parlato durante le lezioni.

“Nella sera dell’11 maggio si è tenuto un bellissimo programma al Centro Vaikuntha di Bologna. L’evento è stato pubblicizzato come una lezione di Niranjana Swami sull’argomento “Come sviluppare relazioni amorevoli nell’era del conflitto e dell’ipocrisia”. Più di cento persone hanno partecipato, e molte di esse erano nuovi partecipanti.

Ho iniziato la mia lezione spiegando i sintomi dell’era in cui ci troviamo. Ho poi spiegato come il conflitto, uno dei principali sintomi di questa era, sia causato dall’egoismo, sia individuale che collettivo. Per superare l’influenza predominante dell’egoismo, occorre imparare ad amare, e successivamente ho fornito i principi fondamentali delle relazioni amorevoli. Ho spiegato come il vero amore possa essere espresso solo dalla piattaforma spirituale, ed in seguito ho spiegato come questo amore sia sperimentato dall’anima e non dal corpo.Nel corso della descrizione dei sintomi dell’amore, ho portato l’esempio che Srila Prabhupada spesso utilizzava, ovvero che l’esempio più vicino all’amore in questo mondo è l’amore di una madre per il proprio figlio. Per qualche ragione, a me ignota in quel momento, ho sentito di dover raccontare la relazione che io stesso avevo con mia madre e come lei mi accettasse nonostante il fatto che i miei obiettivi nella vita non coincidessero con le sue aspettative. Ho descritto la delusione nel vedere che gli sforzi di offrirle il mio amore da una piattaforma spirituale risultassero inutili, che non era interessata a nulla che riguardasse l’esistenza dell’anima, o all’eterna relazione con Krsna, anche fino al momento della sua dipartita. Da quel punto, ho dato una dettagliata spiegazione degli eventi che mi hanno portato in quel momento a cantare per mia madre fino a quando ha esalato l’ultimo respiro.
In quel momento non sapevo molto del fatto che gli italiani fossero noti per l’affetto che provano per la loro madre. Non solo questo, ma ero anche ignaro del fatto che il giorno successivo, il 12 maggio, fosse la “Festa della Mamma”, il giorno in cui ognuno mostra il proprio amore verso la propria madre. Ero quindi sorpreso nel vedere come la storia degli sforzi di un figlio per saldare il debito con sua madre da una piattaforma spirituale, e il culmine di quegli sforzi quando ha cantato il nome di Krsna per lei al momento della sua morte, abbia commosso molte persone fino alle lacrime.
Prima di completare il racconto su mia madre ho spiegato come la diffusione dei nomi di Krsna in questa era sia una vera manifestazione d’amore, dal momento che è stata offerta a chiunque semplicemente desideri riceverli, e sono offerti senza desiderare nulla in cambio.
Al termine della lezione abbiamo fatto un kirtan meraviglioso. Tutti hanno partecipato in modo così entusiasta che io stesso mi sono commosso, vedendo come la misericordia e la gentilezza del Signore Caitanya fossero resi così disponibili attraverso l’amorevole grazia di Srila Prabhupada. Non c’era il minimo dubbio nella mia mente che Srila Prabhupada sia apparso in questo mondo come personificazione dell’amore del Signore Caitanya. E’ grazie alla sua misericordia che ho potuto parlare di come amare in questa era di conflitto e ipocrisia.
Ieri sera Trai Prabhu ha invitato circa 12-15 devoti locali e aspiranti devoti a casa sua per un kirtan, domande e risposte. Abbiamo cantato e risposto alle loro domande per alcune ore. Ormai tardi, nonostante Trai Prabhu cercasse di far capire che il programma era finito, sembrava che nessuno volesse andarsene. Sono stato molto felice di vedere come il Bologna yatra stia crescendo grazie agli sforzi di Trai Prabhu e di sua moglie, Krsnaloka devi dasi. Prego affinchè molte persone possano fare progresso nella loro coscienza di Krsna sotto la loro esperta guida.”

nmcv

Niranjana Maharaj durante il kirtan

nm

A casa di Krsnaloka e Trai Prabhu

I benefici dei Nama-mantra e del canto del Maha-Mantra

I Benefici dei Nama-Mantra

1

Vediamo insieme un verso del Sikshastakam di Chaitanya Mahaprabhu (1486 – 1534), magnanimo Avatari, grande mistico e erudito del medioevo indiano. Scrisse di sua penna solo 8 versi in sanscrito (astakam) che nel seno contengono tutta l’essenza filosofica e esoterica della scuola (bhama-gaudya-sampradaya) da cui il Kirtan Yoga proviene. Siksha significa insegnamenti. Quindi otto insegnamenti, di cui vedremo il primo che per il Kirtan Yoga, in modo pratico, è di particolare interesse. Esso spiega i benefici che procurano i nama-mantra.

ceto-darpaṇa-mārjanaḿ bhava-mahā-dāvāgni-nirvāpaṇaḿ
śreyaḥ-kairava-candrikā-vitaraṇaḿ vidyā-vadhū-jīvanam
ānandāmbudhi-vardhanaḿ prati-padaḿ pūrṇāmṛtāsvādanaḿ
sarvātma-snapanaḿ paraḿ vijayate śrī-kṛṣṇa-sańkīrtanam

Traduzione: “Innumerevoli sono le glorie del Sankirtan, il canto collettivo dei nama-mantra, perchè essi puliscono il cuore da tutta la polvere accumulata in anni, estinguono il fuoco della foresta in fiamme dell’esistenza materiale, e delle sue nascite e morti ripetute. Questo canto è la benedizione dell’umanità perchè si diffonde come raggi rinfrescanti della luna. E’ la vita e l’anima di ogni conoscenza mistica. Espande l’oceano della beatitudine e permette di gustarne il nettare, di cui siamo ansiosi, ad ogni passo e fin da subito.”

In questo breve verso sono enumerate 7 principali caratteristiche dei nama-mantra. Perciò possiamo comprendere sempre più in profondità perchè questi abbiano così grande importanza e perchè siano un fondamentale strumento del Kirtan Yoga, atto al raggiungimento della perfezione e del successo nei nostri obiettivi.

  • la pulizia del cuore dagli anartha (letteralmente ‘ciò che non è desiderato’), cioè dalle attitudini e abitudini indesiderate. Queste sono paragonate alla polvere che si accumula nel tempo.
    Il karma non crea solo reazioni, non si limita a creare fatti, accadimenti, ma modella il nostro stato psico-fisico, affinchè ci mettiamo nelle condizioni per cui i fatti succedano. Questa modellazione genera attitudini e queste attitudini comportamenti.
    Ogni nostro atto influisce sulla psiche ed è generato, prima come idea e poi come azione (karma), dalla mente. Gli anartha sono proprio i condizionamenti inconsci che ci spingono ad un’azione rispetto che ad un’altra. Il nama-mantra fa pulizia, scioglie questi nodi, ci aiuta a districarli. Come per la cura dei capelli: se questi si intrecciano e si aggrovigliano pettinarli non serve più, provocherebbe solo eccessiva perdita e dolore, ma con l’unguento giusto questi nodi si ammorbidiscono e scivolano via così che il pettine possa fare il suo lavoro.

  • estingue il fuoco dell’esistenza materiale. I sensi sono paragonati al fuoco, perchè bruciano senza guardare l’entità del danno che essi creano. Questa metafora mostra come sia impossibile estinguere l’impeto delle passionalità – come ingenuamente spesso si crede – alimentandole, pensando che prima o poi il fuoco sia soddisfato del combustibile. Ma più sul fuoco gettiamo benzina e più questo si ingigantisce e diviene famelico e ne brama sempre più. I nama-mantra come una fresca pioggia torrenziale placano e infine spengono questo incendio. E quando questo accade siamo liberi dalle catene. Liberi di essere liberi.

  • E’ una benedizione perchè è lo Yuga-dharma, ovvero il metodo di realizzazione di quest’era (yuga). Nella cultura vedica si parla di un perpetuo ciclo temporale di 4 ere cosmiche, con andamento circolare. Un po’ come le quattro stagioni di cui abbiamo attuale esperienza, ma proiettate in una dimensione cosmica. Quest’era è chiamata Kali-Yuga, l’età del ferro, in cui – sfortunatamente – discordia e ipocrisia tiranneggiano ogni relazione umana.
    La benedizione del Kali-yuga è questo semplice canto – fortunatamente -, che permette di ottenere una veloce ecologia del nostro cuore.

  • Il fenomeno vibratorio che si crea si propaga e benefica tutto l’ambiente circostante, persone e cose, come la luna che rifresca nella notte le colture nei campi donando nuovo gusto agli ortaggi.

  • La conoscenza (cit) è una delle catatteristiche ontologiche dell’atma, sad-cid-ananda. Man mano che l’atma diviene manifesta, che la purificazione toglie la polvere dallo specchio della mente, le sue caratteristiche affiorano e diventano visibili. Ci accorgiamo di questo punto perchè attraverso lo yoga la nostra ricettività a tutto ciò che ‘va oltre’ aumenta e le nostre comprensioni divengono mano a mano più profonde.

  • Ananda, la beatitudine è un oceano in continua espansione. Liberando la coscienza dai grovigli dell’illusione, la nostra naturale predisposizione alla felicità verrà allo scoperto. Illusione in sanscrito si dice Maya, letteralmente “ciò che non è”. Non perchè il fenomeno non esista, ma perchè i nostri sensi – per natura imperfetti e fallaci – non ci consentono di esperire la realta ‘as it is’, nella sua totalità.
  • consente di gustarne il nettare. Il gusto che si prova durante il cammino spirituale è paragonato al nettare (amrita), miele di una dolcezza sempre crescente. Un’avventura sempre nuova. Ad ogni passo che facciamo verso il Vero, questo è contraccambiato da mille passi del Vero verso di noi. E la vicinanza alla verità è fonte di una gioia sempre crescente. Ad ogni passo, in qualsiasi condizione ci troviamo, se ci applichiamo con serietà, fin da subito, possiamo gustare di questa gioia.

2

Il Canto del Maha Mantra

3

Ormai è risaputa l’influenza che i suoni e, in generale le vibrazioni, hanno sulla nostro corpo, sulla nostra psiche e sulle nostre emozioni. I mantra sono antiche vibrazioni che hanno un enorme potere benefico su ogni aspetto dell’essere. Questi sono capaci di riequilibrare le energie interne, di creare una felicità profonda e di sboccare delle situazioni – psichiche e sociali – in cui siamo incarenati.
Etimologicamente mantra significa qualcosa che libera (traya) la mente (manas) da tutto ciò che per noi è indesiderato: stress, paure, attaccamenti morbosi, ignoranza, superficialità, e così via. Una mente placida e rilassata ci consente di vivere la vita pienamente. Il principale mantra che canteremo si chiama ‘maha-mantra’. ‘Maha’ significa grande. I Veda, gli antichi testi dello yoga, insegnano che nel Maha-mantra sono contenuti tutti i mantra, compresa la sacra sillaba Om. Il Maha-mantra è costituito di potenti Nama-Mantra. Il Maha-mantra è composto di 3 parole che vengono ripetute con un ordine particolare. I profondi significati delle parole e il perchè della particolare successione delle tali sono delle argomentazioni molto esoteriche che richiedono un particolare approfondimento. In questo breve testo ci limitiamo ad alcuni dei significati. Prima di tutto i tre nomi che vengono ripetuti nel Maha-mantra sono: Hare, Krsna e Rama. Sono nomi che invocano la Realtà Assoluta e in paricolare il Suo aspetto personale, proprio come l’Om invoca il Suo aspetto impersonale (che è comunque compreso, come abbiamo detto, nell’aspetto personale). Hare è l’energia di Compassione, è l’energia dell’Amore, il sublime sentimento che vogliamo abiti nel nostro cuore. Krsna è il Sublime Fascino, tutto ciò che è bello è un Suo riflesso, una Sua parte. Rama è la Sorgente di ogni piacere, di tutto ciò che ci soddisfa. Nel Maha-mantra è detto che è presente tutto, proprio perchè c’è l’Amore e l’Oggetto dell’Amore. Recitandolo e cantandolo entriamo anche noi in gioco diventando i soggetti che amano. A seconda del nostro livello di coscienza il nostro amore sarà più o meno puro – più o meno limpido o distorto. Attraverso la pratica spirituale ci purificheremo per rendere l’amore Amore, ovvero puro, ininterrotto e incondizionato. Allo stesso modo, a seconda del nostro livello di coscienza, considereremo un oggetto sul quale indirizzare i nostri desideri e i nostri sentimenti. Può essere il denaro, il successo, la fama, una posizione sociale o lavorativa, un partner e così via. Perchè questo? Perchè desideriamo bellezza (qualcosa di bello o essere belli) e piacere. E man mano che la nostra comprensione aumenta cercheremo la fonte di questa bellezza e di questo piacere. Cercheremo Krsna e Rama. E invocheremo questi mantra. Ma per avere Krsna e Rama è necessario che il Divino si riveli, mostrando la Sua infinita compassione: Hare. Per questo motivo, tutto ciò che cerchiamo e desideriamo profondamente è all’interno di questo mantra millenario:

HARE KRSNA HARE KRSNA
KRSNA KRSNA HARE HARE
HARE RAMA HARE RAMA
RAMA RAMA HARE HARE

Il Maha-mantra si può recitare o cantare in ogni istante. In questo modo ogni nostro momento verso il nostro successo sarà sublime.

www.centrovaikuntha.com

“Il Silenzio” di Radhanath Swami

sadhana-2

Se mi fate una domanda ed io rispondo rimanendo in silenzio, lo scopo sarà raggiunto? Sicuramente no, dal momento che possiamo rimanere in silenzio con la nostra bocca, ma la nostra mente non è così silenziosa. Quando cerchiamo di sederci in una meditazione silenziosa realizziamo cosa accade nella nostra mente. Ci sono così tante voci e così tante cose che appaiono. Il vero silenzio è quando la mente è calma.

Le Scritture descrivono il silenzio in molti modi. Da un lato c’è il silenzio materiale, che è raggiunto tenendo la bocca chiusa. Dall’altro lato, quando cantiamo i Nomi Divini e parliamo dell’Assoluto equivale anche questo al silenzio perchè non parliamo di cose che ci incatenano all’esistenza materiale. Non stiamo facendo gossip. Non stiamo parlando solo di questioni politiche o delle cose mondane di questo mondo. Silenzio significa – nessuna vibrazione materiale. Il suono spirituale è il silenzio materiale.

Se un bambino piccolo a scuola continua ad urlare e a disturbare la classe, il maestro gli ordina di sedersi nell’angolo e di rimanere in silenzio. E’ meglio restare in silenzio nell’angolo della stanza che disturbare l’intera classe. Ma è questa la perfezione? La perfezione è partecipare alla classe  in modo costruttivo. E’ meglio non fare niente che essere distruttivi, ma essere costruttivi è meglio di non fare nulla.

Così, allo stesso modo, le Scritture parlando del silenzio. Ci avvisano di non parlare di cose che agitano la nostra mente e quella altrui. La perfezione del silenzio è tuttavia essere assorti nell’amorevole ricordo di Dio, ed il modo più semplice e potente per essere così assorti è cantare i Suoi Santi Nomi:

Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare

Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare

Il canto dei Santi Nomi che purifica la nostra coscienza attraverso una vibrazione sonora spirituale è la perfezione del silenzio!

 

http://www.radhanathswami.com

 

Qual’è la conclusione della Bhagavad-gita? Radhanath Swami risponde…

Conclusion-of-Bhagavad-Gita

Domanda a Radhanath Swami: Il Signore Krsna parla di differenti sentieri di yoga nella Bhagavad-gita. Questo può confondere… dove intende condurci?

Radhanath Swami: Il Signore Krsna ha dato diversi tipi di sistemi di yoga per portarci tutti allo stadio della perfezione. Nella Bhagavad-gita troviamo il processo del Karma Yoga. Krsna spiega la perfezione del Karma Yoga nel nono capitolo della Bhagavad-gita: “Qualunque cosa tu faccia, qualunque cosa tu mangi, sacrifichi od offra in carità, come pure le austerità che compi – offri tutto a Me, o figlio di Kunti.” (Bhagavad Gita 9.27) Quindi la conclusione finale del Karma Yoga è fare ogni cosa come un’offerta al Signore. Il sistema del Jnana Yoga spiegato nella Bhagavad-gita intende dare la conoscenza di chi sia Krsna, di cosa sia l’anima, di come un’anima pura si venga a trovare sotto l’influenza della natura materiale, di come il tempo avvicini in ogni momento alla morte, di come funzionino le leggi del Karma… La perfezione nel raggiungimento di Jnana è spiegata nel settimo capitolo della Bhagavad-gita: “Dopo molte nascite e morti chi è situato nella vera conoscenza si sottomette a Me sapendo che Io sono la causa di tutte le cause e sono tutto ciò che esiste. Un’anima così grande è molto rara.” (Bhagavad-gita 7.19) Infine, il Jnana Yoga, al suo stato di perfezione porta all’abbandono a Krsna. La Bhagavad-gita si conclude con la richiesta del Signore Krsna di abbandonarsi a Lui: “Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato, non temere.” (Bhagavad-gita 18,66) La Bhagavad-gita insegna l’armonia di tutti gli altri sistemi di Yoga con lo scopo finale – abbandonarsi a Krsna, conosciuto come Bhakti Yoga. Chiunque comprenda la Bhagavad-gita così com’è può vedere come gli altri processi di yoga siano semplicemente particelle della Bhakti e come essi conducano il praticante allo stesso scopo. Coloro che non comprendono la Bhagavad-gita così com’è hanno una comprensione meno sviluppata della sua filosofia. Separano i diversi sistemi di yoga pensando ad ognuno di essi come sufficiente a condurre allo stesso obiettivo. La loro filosofia è yato mata tato patha – ognuno può scegliere il sentiero che desidera. In ogni modo, Krsna presenta i diversi sistemi dello yoga per convincere Arjuna ad abbandonarsi a Lui, ricordarLo, e fare ogni cosa per Lui. Nel decimo capitolo della Bhagavad-gita, il Signore Krsna spiega: “Sono la fonte di tutti i mondi, spirituali e materiali. Tutto emana da Me. I saggi che conoscono perfettamente questa verità Mi servono con devozione e Mi adorano con tutto il loro cuore.” (Bhagavad-gita 10,8) Questo principio è il tema continuo nella Gita e tutti gli altri insegnamenti sono come perle infilate intorno a questo tema. Ogni sillaba, ogni parola, ogni verso della Bhagavad-gita intende portare Arjuna, ed intende portare tutti, al punto di completo amore, devozione e abbandono. Questa comprensione può essere raggiunta solo da una persona che comprenda la Bhagavad-gita così com’è. Il Signore Krsna spiega le qualifiche per comprendere l’essenza della Bhagavad-gita: “Oggi, questa antichissima scienza della relazione col Supremo la espongo a Te, perchè tu sei Mio devoto e Mio amico e puoi quindi capirne il mistero trascendentale.” (Bhagavad-gita 4.3)

rahdanath swami

Cibi adatti alla pratica dello Yoga

  • frutta fresca
  • tutte le verdure, evitando cipolle e aglio
  • cereali integrali, soprattutto riso, grano e avena
  • Legumi
  • Frutta secca e semi come mandorle, cocco, noci, sesamo, ma non troppo arrostiti o saltati
  • Oli vegetali di ogni tipo e di buona qualità come sesamo, oliva e girasole, burro e ghee (burro chiarificato)
  • Latte e derivati provenienti da mucche trattate bene, soprattutto latte, ghee, yoghurt e fiocchi di formaggio
  • Zuccheri naturali come lo zucchero non raffinato, miele, sciroppo d’acero e melassa
  • Spezie dolci come zenzero, cannella, cardamomo, finocchio, cumino, coriandolo, curcuma, menta, basilico
  • Tisane, acqua naturale e succhi di frutta
  • Cibo preparato con amore e coscienza

Cibi da ridurre o da evitare

  • Carne e pesce di ogni tipo, comprese le uova
  • Cibo di tipo artificiale, trattato, conservato; ogni tipo di cibo di cattiva qualità
  • Cibi in scatola, eccetto la frutta e i pomodori conservati in modo naturale
  • Oli di qualità scadente, grassi animali e margarina
  • Latte e derivati provenienti da fattorie industriali
  • Aglio, cipolle e cibo troppo speziato
  • Cibo fritto di ogni tipo
  • Zucchero bianco e farina bianca
  • Dolcificanti e condimenti artificiali
  • Qualunque cibo troppo cotto, vecchio, stantio o ricotto
  • Alcool, tabacco e altri stimolanti
  • Acqua del rubinetto o qualunque bevanda artificiale
  • Qualunque cibo irradiato, cotto a microonde
  • Cibi geneticamente modificati
  • Cibo mangiato in ambienti disturbati o mangiato troppo velocemente

Chi desidera avvicinarsi ad una dieta yogica vegetariana, imparando a realizzare gustose ricette con ingredienti semplici e poco costosi, e conoscere l’arte di arricchire le preparazioni con le spezie è invitato al CORSO DI CUCINA VEGETARIANA del Centro Vaikuntha (via Nadi 6, Bologna)

www.vegcomevaikuntha.com

Asana – insegnamenti e benefici dalle posizioni dello Yoga

Le asana sono il principale strumento di cui è dotato lo Yoga per riequilibrare il corpo fisico. Consistono in posizioni statiche e movimenti fisici eseguiti per rimuovere tensioni, migliorare la flessibilità, stimolare al massimo il flusso di energia ed eliminare l’attrito. Lo scopo delle asana è quello di creare un libero flusso di energia per aiutare a dirigere l’attenzione all’interno. Questo flusso di energia può essere focalizzato anche sul corpo per trattare eventuali disturbi.

La posizione fisica che una persona assume influenza la salute, la vitalità e la consapevolezza. Il complesso mente-corpo è costituito da vari canali interconnessi fra di loro che vanno da quelli che trasportano il cibo a quelli che trasportano i pensieri. Questi canali sono tenuti insieme a livello fisico dal sistema muscolo-scheletrico, la cui forma è determinata dalla propria posizione. Le posizioni sbagliate creano vari stress, causando contrazioni che danneggiano o bloccano il flusso che scorre nei canali. Inibiscono la circolazione dell’energia e delle sostanze nutrienti permettendo l’accumulo delle tossine e dei materiali di rifiuto. Questi blocchi causano disturbo e riducono il funzionamento dell’organismo, i blocchi fisici e si intrecciano con i blocchi mentali ed emotivi creando dipendenze, compulsioni, attaccamenti.

Le asana hanno notevoli effetti terapeutici sul corpo, sul prana, sulla mente, sulla struttura fisica, su energia vitale e intelligenza creativa. Sfortunatamente oggi la maggior parte di noi trascura la posizione del corpo e fa poco per sviluppare la flessibilità. Di solito gli esercizi fisici maggiormente praticati sono di tipo stressante o comportano uno sforzo: esercizi aerobici come la corsa e il sollevamento pesi che provocano l’accumulo di ulteriore tensione e al massimo creano uno sviluppo unilaterale. (…) Ma anche le persone che fanno le asana ogni giorno potrebbero farle in modo non adatto. Le asana eseguite di forza o pensando al risultato piuttosto che al modo in cui vengono eseguite – cercando di mettere il corpo in una certa posizione ideale che non è naturale – può creare delle tensioni o dei traumi. Le asana fatte senza coltivare distacco, anche se sono utili a livello fisico, possono portare a dare troppa attenzione al fisico e a creare rigidità nella mente e nelle emozioni. Anche la troppa enfasi sulle asana non è una cosa buona. Può aumentare la coscienza del corpo e aumentare l’ego fisico. Se vogliamo veramente prendere in considerazione tutto il sistema dello Yoga, il tempo dedicato alle asana non deve sostituire quello dedicato alle pratiche più profonde di pranayama e meditazione.

da “Yoga e Ayurveda”, David Frawley, Edizioni Il Punto d’Incontro

www.vaikunthayoga.com

Cercare l’Essenza oltre l’Apparenza

Dalla conferenza di Radhanat Swami tenuta in Bologna il 10 Settembre 2009

Una cornice può rendere più attraente un quadro, e metterne in risalto, per contrasto, alcuni colori rispetto ad altri e, comunque, permette l’esposizione di quel particolare soggetto ad un pubblico altrimenti escluso. Così, con lo stesso effetto di condivisione, Bologna si è ritrovata ancora una volta arena di confronto, punto di incontro tra una sempreverde conoscenza millenaria – profonda, immensamente profonda – e l’attualità, la praticità quotidiana, il banale incedere degli interpreti del gioco della vita all’inizio del terzo millennio.

E come meglio approcciare questo doppio connubio – fra oriente e occidente, fra tradizione e attualità – se non immergendoci dapprima nella tradizione del luogo storico che ha ospitato la nostra natività, per fare il primo passo in una sacralità più nota, più familiare, per poi immergerci in un canale eterno, omni-pervasivo e omni-comprensivo al di là delle più sottili identificazioni dovute a luogo, tempo e circostanza.

La storica sala del Baraccano, affrescata con dipinti della tradizione sacra cristiana, ha ospitato gli investigatori di quest’era: chi curioso, chi in cerca di qualcosa di più, chi per caso.

In questo scenario fatto di luoghi, di corpi e di menti alcuni fortunati individui si sono incontrati per alimentare quel ricordo; nessuno era lì per caso e nessuno è tornato a casa senza aversi riempito le mani.

Il Centro Culturale Vaikuntha, che si pone come obiettivo la valorizzazione dell’individuo attraverso la saggezza dello yoga della Bhakti, ha amabilmente organizzato questa possibilità: uno scorcio di luce, di piccolo diametro, per le contenute ma crescenti sue capacità, e esteso in profondità, grazie alla presenza di saggezza di Sri Srimad Radhanath Swami Maharaj.

L’obiettivo di questo piccolo articolo è quello di mettere in luce sinteticamente, due delle tante tematiche trattate durante questo incontro, senza la pretesa di poter riprodurre lo stesso spirito e la stessa atmosfera creata dalla Sua presenza. Una santa presenza per consapevolezza e comprensione.

Ecco che Sri Srimad Radhanath Swami Maharaj(RS) ha esordito raccontando un episodio autobiografico, come descritto nel suo nuovo libro dal titolo A Journey Home.

Siamo nel ’70, RS ha circa 19 anni, e dopo aver viaggiato dall’America all’India – tra avventure, autostop e realizzazioni spirituali – decide di vivere come un sadhu alle pendici dell’Himalaya, dove fa la conoscenza di tanti santi, saggi e maestri.

Durante il suo soggiorno vicino a Rishikesh, gli accadde, di passare per un ponte sospeso sul Gange e di accorgersi di essere giunto in un lebbrosario, dove vivono centinaia di persone in completa povertà.

Appena questi lo vedono, notando la sua pelle bianca, lo attorniarono chiedendogli “bakshish”, “ bakshish” (elemosina) e facendosi sempre più oppressivi lo palpeggiano per cercare del denaro, senza risultato.

Ecco che RS ha una parte di se che prova un senso di ingiustizia (perché deve capitare proprio a lui?), da un’altra ha paura perché la lebbra è molto contagiosa, un’alta parte invece prova compassione per l’enorme sofferenza che provano quelle persone.

Le quali, dopo una ventina di minuti questi si accorgono che RS vive come un mendicante e non ha altro che i suoi vestiti. Allora si allontanarono e si disperdono velocemente nel bosco. Ancora sconvolto RS prosegue per la strada che ha intrapreso e incontra una vecchia signora lebbrosa in uno stato avanzato, che lo guarda negli occhi con compassione intensa. Ella aveva avvertito la confusione e la sofferenza che RS aveva provato in quella mischia, e desiderava dargli amore e consolazione come una madre.

RS capisce il suo sentimento, comprende che il cuore di quella donna desidera ardentemente, quasi mendicando, la possibilità di poter dare amore. Dunque le si avvicina e lei poggia la mano priva di dita sulla testa di RS e dice ripetutamente in Hindi: “Che Dio ti benedica, figlio mio”.

La donna piange in estasi, il suo volto è luminoso e quella luce va al di là della malattia, va al di là della designazioni e RS può vedere la persona più bella che abbia mai visto.

Prova cosa significhi la gioia di dare.

Tornato al Gange capisce che il prezzo pagato passando per quella mischia è niente in confronto a quella comprensione e a quella visione che avuta alla fine.

Si siede a meditare sull’accaduto e guarda il Gange, di cui può vederne solo l’incresparsi della superficie. In realtà il Gange è molto profondo e sotto ciò che è visibile ci sta tutto un mondo di pesci, vegetazione e paesaggi.

Così è anche la vita. Raramente ci sforziamo di conoscerne la profondità: la superficie di quella donna era la malattia, ma l’interno ospitava un meraviglioso desiderio di amare.

Ogni situazione può essere un occasione per accrescere la propria compassione, il proprio amore e la propria saggezza. Per varcare quella superficie penetrando l’essenza attraverso la comprensione.

Successivamente RS ha raccontato la storia, ambientata 700 anni fa, del discepolo che chiese al guru quali siano le qualità di una persona santa. Il guru lo mandò da un altro saggio dal quale giunse dopo un lungo viaggio e gli chiese la stessa domanda. Dopo sei mesi ottenne la risposta: “il santo, il saggio, è come il sale, è come un pollo, è come una gru e, infine, è come te”.

Il discepolo rimase basito e confuso della risposta, ma non ebbe ulteriori spiegazioni in merito e decise di tornare dal suo guru, al quale riportò ciò che aveva sentito. Il guru fu entusiasta della risposta e spiegò al suo discepolo punto per punto.

RS ha trattato l’analogia del pollo: il pollo va dove c’è sporcizia e spazzatura, con grande attenzione cerca i semi più nutrienti e con cura li seleziona e li mangia, scartando tutto il resto.

La persona saggia è colei che cerca sempre l’essenza.

Saggio è colui che vede la scintilla divina in ogni essere vivente, all’interno del corpo che non è nient’altro che un veicolo.

Uno dei problemi più grandi per la società moderna sta nel fatto che ci vediamo gli un gli altri in termini di corpo e di altre situazioni temporanee, e non in base alla nostra essenza spirituale: scintilla divina pura, eterna, amabile e amorevole nella cui dimensione siamo tutti fratelli e sorelle.

Nella dimensione del corpo nascono migliaia e migliaia di divisioni e conflitti. Mentre la natura dell’anima, dell’atman, è quella di Amare: amare il Divino e provare compassione per ogni creatura.

Anche nel Vangelo è detto che l’essenza di ogni comandamento è quella di amare il Divino con tutta la propria mente, con tutto il proprio cuore e con tutta la propria anima e amare il prossimo come se stessi.

Nel Bhagavatam: l’essenza di ogni cammino mistico è risvegliare l’amore per il Divino e aiutare gli altri a risvegliarlo.

Questa è l’essenzialità e perciò possiamo imparare molto da un pollo.

Se non ci focalizziamo sull’essenza ci aspettano grandi problemi, anche agendo nel nome di una fede o di un cammino spirituale.

Qualunque ruolo o occupazione abbiamo, in qualunque situazione siamo immersi possiamo scegliere come obiettivo primario il coltivare la nostra spiritualità, per scoprire quell’enorme tesoro d’Amore e condividerlo poi con gli altri.

Nella cultura Vaishnava ciò si attua attraverso il canto e la recitazione dei Nama-mantra, ovvero mantra che richiamano le energie divine, per risvegliare l’Amore nella scoperta della bellezza del Divino, della Natura e di ogni Essere Vivente.

Prima di concludere vorrei notare come alcuni argomenti erano già stati trattati nella conferenza di Bologna dell’anno scorso.

Ciò mi fa riflettere come debbano essere di rilievo le tematiche ritrattate se RS si è sentito di riproporle anche quest’anno, proprio come se in quell’energia, in quell’ambiente, in quella determinata situazione fosse stato nuovamente ispirato a ripetersi. E come nei versi sanscriti, quando una parola viene ripetuta più volte è per sottolinearne l’importanza, così le parole ripetute da un saggio non possono che seguire la medesima logica.

(PremaKumara Das)

Diritti Riservati

I benefici dei nama-mantra

Volevo condividere con voi un verso del Sikshastakam di Chaitanya Mahaprabhu (1486 – 1534), magnanimo Avatara, grande mistico e erudito del medioevo indiano. Scrisse di sua penna solo 8 versi in sanscrito (astakam) che nel seno contengono tutta l’essenza filosofica e esoterica della scuola (bhama-gaudya-sampradaya) da cui il Kirtan-yoga proviene. Sihsha significa insegnamenti. Quindi otto insegnamenti, di cui vedremo il primo che per il kirtanyoga, in modo pratico, è di particolare interesse. Esso spiega i benefici che procurano i nama-mantra.

ceto-darpaṇa-mārjanaḿ bhava-mahā-dāvāgni-nirvāpaṇaḿ
śreyaḥ-kairava-candrikā-vitaraṇaḿ vidyā-vadhū-jīvanam
ānandāmbudhi-vardhanaḿ prati-padaḿ pūrṇāmṛtāsvādanaḿ
sarvātma-snapanaḿ paraḿ vijayate śrī-kṛṣṇa-sańkīrtanam

Traduzione: “Innumerevoli sono le glorie del Sankirtan, il canto collettivo dei nama-mantra, perchè essi puliscono il cuore da tutta la polvere accumulata in anni, estinguono il fuoco della foresta in fiamme dell’esistenza materiale, e delle sue nascite e morti ripetute. Questo canto è la benedizione dell’umanità perchè si diffonde come raggi rinfrescanti della luna. E’ la vita e l’anima di ogni conoscenza mistica. Espande l’oceano della beatitudine e permette di gustarne il nettare, di cui siamo ansiosi, ad ogni passo e fin da subito.”

In questo breve verso sono enumerate 7 principali caratteristiche dei nama-mantra. Perciò possiamo comprendere sempre più in profondità perchè questi abbiano così grande importanza e perchè siano un fondamentale strumento del kirtanyoga, atto al raggiungimento della perfezione e del successo nei nostri obiettivi.

  • la pulizia del cuore dagli anartha(letteralmente ‘ciò che non è desiderato’), cioè dalle attitudini e abitudini indesiderate. Queste sono paragonate alla polvere che si accumula nel tempo.
    Il karma non crea solo reazioni, non si limita a creare fatti, accadimenti, ma modella il nostro stato psico-fisico, affinchè ci mettiamo nelle condizioni per cui i fatti succedano. Questa modellazione genera attitudini e queste attitudini comportamenti.
    Ogni nostro atto influisce sulla psiche ed è generato, prima come idea e poi come azione(karma), dalla mente. Gli anartha sono proprio i condizionamenti inconsci che ci spingono ad un’azione rispetto che ad un altra. Il nama-mantra fa pulizia, scioglie questi nodi, ci aiuta a districarli.
    Come per la cura dei capelli: se questi si intrecciano e si aggrovigliano pettinarli non serve più, provocherebbe solo eccessiva perdita e dolore, ma con l’unguento giusto questi nodi si ammorbidiscono e scivolano via così che il pettine possa fare il suo lavoro.
  • estingue il fuoco dell’esistenza materiale. I sensi sono paragonati al fuoco, perchè bruciano senza guardare l’entità del danno che essi creano. Questa metafora mostra come sia impossibile  estinguere l’impeto delle passionalità – come ingenuamente spesso si crede – alimentandole, pensando che prima o poi il fuoco sia soddisfato del combustibile. Ma più sul fuoco gettiamo benzina e più questo si ingigantisce e diviene famelico e ne brama sempre più. I nama-mantra come una fresca pioggia torrenziale placano e infine spengono questo incendio. E quando questo accade siamo liberi dalle catene. Liberi di essere liberi.
  • E’ una benedizione perchè è lo Yuga-dharma, ovvero il metodo di realizzazione di quest’era(yuga). Nella cultura vedicasi parla di un perpetuo ciclo temporala di 4 ere cosmiche, con andamento circolare. Un po’ come le quattro sagioni di cui abbiamo attuale esperienza, ma proiettate in una dimensione cosmica. Quest’era è chiamata Kali-Yuga, l’età del ferro, in cui -sfortunatamente- discordia e ipocrisia tiranneggiano ogni relazione umana.
    La benedizione del Kali-yuga è questo semplice canto -fortunatamente-, che permette di ottenere una veloce ecologia del nostro cuore.
  • Il fenomeno vibratorio che si crea si propaga e benefica tutto l’ambiente circostante, persone e cose, come la luna che rifresca nella notte le colture nei campi donando nuovo gusto agli ortaggi.
  • La conoscenza(cit) è una delle catatteristiche ontologiche dell’atma, sad-cid-ananda. Man mano che l’atma diviene manifesta, che la purificazione toglie la polvere dallo specchio della mente, le sue caratteristiche affiorano e diventano visibili.
    Ci accorgiamo di questo punto perchè attraverso lo yoga la nostra ricettività a tutto ciò che ‘va oltre’ aumenta e le nostre comprensioni divengono mano a mano più profonde.
  • Ananda, la beatitudine è un oceano in continua espansione. Liberando la coscienza dai grovigli dell’illusione, la nostra naturale predisposizione alla felicità verrà allo scoperto. Illusione in sanscrito si dice Maya, letteralmente “ciò che non è”.  Non perchè il fenomeno non esista, ma perchè i nostri sensi – per natura imperfetti e fallaci – non ci consentono di esperire la realta ‘as it is’, nella sua totalità.
  • consente di gustarne il nettare. Il gusto che si prova durante il cammino spirituale è paragonato al nettare(amrhita), fiele di una dolcezza sempre crescente. Un avventura sempre nuova. Ad ogni passo che facciamo verso il Vero, questo è contracambiato da mille passi del Vero verso di noi. E la vicinanza alla verità è fonte di una gioia sempre crescente. Ad ogni passo, in qualsiasi condizione ci troviamo, se ci applichiamo con serietà, fin da subito, possiamo gustare di questa gioia.

Spero che queste piccola spiegazione sia utile per il vostro percorso di crescita.

(Premkumar das)

Diritti Riservati

Religione Vs Mistica

Sai la differenza tra “religione di massa” e “mistica”?

La “religione di massa” è un semplice vestito, una maschera, un identificazione, una pacificazione sedativa di una coscienza che dall’interno dell’essere urla attenzione. Questa può generare bigottismo, fanatismo e superficialità nel giudizio. Marx la chiamava “oppio dei popoli”. Karl Marx, come alcuni invece pensano, non escludeva filosoficamente una realtà metafisica. Semplicemente non verteva la sua attenzione su di essa. La sua critica era mossa verso quella religione dell’apparenza che veniva utilizzata come mezzo di controllo. Marx non nega la mistica.

La “religione di massa” si perde nel ritualismo ed è spesso controllata da istituzioni, in cui si annidano nemici insaziabili, come il desiderio di potere, l’ambizione e lo sfruttamento. Il lato nero dell’uomo segue ogni suo atto, fintanto che non inizia a purificarsi attraverso un cammino mistico. Sia egli un politico, un capo religioso o  il leader di un’associazione.
Inoltre, la “religione di massa” è piatta e non prevede progressi di coscienza,  semplicemente è piena di riti che bisogna praticare, i più dei quali senza comprenderne il significato. Per il ricercatore questo aspetto non è affascinante, il vero cercatore desidera capire, conoscere e penetrare il significato più profondo.

Per questi aspetti molte persone non si addentrano all’interno di sé stessi.

Mentre il cammino mistico rimane silenzioso, riservato e segreto; la “religione di massa” è chiassosa, a volte volgare e superficiale.

Molte persone vengono “scottate” da questo fatto e perdono la loro fiducia in una possibilità alternativa al modello consumistico o anti-consumistico,  che la società materialistica ci propone. Hanno paura di essere sfruttate, di venire a contatto con una realtà settaria. Hanno timore che non ci sia niente di reale, che sia tutta un’illusione della mente. Perciò “buttano il bambino con l’acqua sporca”(d.p.).

Mentre la “mistica” è la ricerca dell’essenza, mossa da un profondo desiderio di andare oltre i propri limiti (e perchè no: andare oltre i limiti umani!). E’ il tentativo, pieno di meraviglia e entusiasmo,  di scoprire e innamorarsi della bellezza del Creato, del Creatore e delle Creature.
Questo genera la santità, la sapienza, la compassione e l’Amore. Ogni passo di questo cammino è pieno di nuove comprensioni e sempre fresche realizzazazioni. Ogni passo del percorso ci accorgiamo di evolvere, di divenire persone migliori, di superare i nostri limiti e trasformare in ruoli le nostre identificazioni.

Il percorso mistico è attivo, la religione di massa richiede un’accettazione passiva. Il ricercatore spirituale è un “attivista dell’Amore”,  prova a divenire “Amore in azione”.

Il cammino mistico non passa attraverso un’istituzione, bensì viene trasmesso da un mistico ad un aspirante mistico, da maestro a discepolo. Solo una persona che “ha visto”, che ha acquisito realizzazioni, può veramente guidarci a “vedere”. “Un cieco non può guidare un altro cieco”. Il ricercatore deve trovare il suo maestro e, affinchè ci sia una sana accettazione reciproca, deve coscientemente analizzarlo, vedere se egli “vede”, fargli domande e metterlo alla prova. Anche il maestro deve verificare che il discepolo sia sincero nell’intento. Non si deve avere fede cieca in un individuo, non c’è istituzionalità. Si deve selezionare il proprio maestro, senza avere fretta, ma sviluppando dentro il proprio cuore quella amorevole fiducia che permette di poter ricever il messaggio mistico. Si deve creare una relazione d’amore, di scambio e di servizio reciproco.

E’ molto interessante il paragone che si può fare analizzando l’etimologia delle due parole: Religione e Yoga.
“Religione” deriva dal termine latino “relìgio” che deriva (secondo l’interpretazione di Lattanzio, ripresa in seguito da Sant’Agostino) dal verbo “relìgare”, che significa legare e unire.
“Yoga” deriva dalla radice sanscrita “yuj-” che ha lo stesso significato: unire, connettere, legare.
Dunque entrambi i termini si allacciano alla stessa matrice e allo stesso obiettivo: connettersi alla propria natura originale e connettersi alle energie divine.

Ma è necessario prendere sul serio il cammino. Se decidiamo di essere pellegrini della vita dobbiamo provare a cercare l’essenza, e non c’è limite alla ricerca. Perchè possiamo andare sempre più in profondità, e più profondamente penetriamo e più avviene questo benefico congingimento.

Ogni cammino spirituale e ogni religione ha un lato “essoterico” e uno “esoterico”.

Il lato essoterico è quello esterno, esteriore, di costume, di usanze, di particolarità nel rito o nella pratica, di regole comportamentali.

Quello esoterico è quello interno, quello essenziale. L’essenza di ogni religione (come ci insegna l’esoterismo del Vangelo, del Corano, dello Srimad Bhagavatam) risiede nell’obiettivo di sviluppare (1)Amore verso il Divino, (2)Compassione verso ogni Essere Vivente e (3)Rispetto verso l’Ambiente che ci ospita. Questi aspetti li troviamo alla radice di ogni cammino mistico.

Il fedele della religione di massa si sofferma, si perde, si lascia abbindolare e confondere dal lato essoterico.

Il mistico brilla maggiormente di luce ad ogni passo che percorre verso l’obiettivo esoterico.

(Premkumar das)

Diritti Riservati

Strano a dirsi: Molto meglio atei che religiosi fideisti fanatici!

Coloro che si definiscono atei, spesso – per esperienza personale – hanno dentro di sé intatto il seme della ricerca o addirittura coltivano, a loro modo, la loro coscienza nutrendola con una buona morale, una via etica, un senso di giustizia. Anche se dicono che non credono in Dio, agiscono come se qualcuno li stia osservando, come se percepissero il Dharma, la legge etico-universale. Questa è una buona base per iniziare un cammino mistico. Un sincero e personale cammino di ricerca, che in seno implica il desiderio di una scoperta – e non la muta accettazione.

Ma il religioso fideistico fanatico(RFF), incappa in tre principali incomprensioni.

Da una parte confonde la conoscenza dei dogmi e delle regole del suo cammino con le pure e sincere realizzazioni. Ma sapere col cervello non significa aver realizzato. E realizzare significa penetrare l’essenza dell’insegnamento e comprenderne l’universalità. La realizzazione illumina e crea unione. L’ignoranza divide, crea muri e ostacoli.

Il RFF purtroppo urla più forte dei ricercatori spirituali. Predica il suo dogma a voce alta e secondo schemi prefissati. Ma queste urla non servono tanto a farsi sentire, ma servono a lui stesso, per non sentire i propri dubbi. Dubbi che il proprio intelletto recrimina, dogmi e accettazioni nozionistiche di cui il cervello richiede spiegazione. Il RFF attira altri simili, perchè altre persone dotate di più fine senno ne stanno piuttosto alla larga. Il RFF quando convince qualcuno delle ‘sue’ idee sente in sé aumentare la fede, quando qualcuno non accetta ciò che lui ha accettato sente che sua fede prende degli scossoni. Perchè in una parte nascosta del suo cuore c’è un dubbio crescente che invece di essere curato, viene ignorato. Il sincero spiritualista è contento nel vedere una persona che avanza nel cammino spirituale ed è triste se un’altra invece momentaneamente retrocede, ma in questa sentire la propria fede ne cresce ne diminuisce. Perchè è stata costruita sulla ragione, sul discernimento e su tante piccole e preziose realizzazioni.
La seconda incomprensione, secondo quanto detto, è credere che l’accettazione – più o meno cieca o, un gradino più in alto, più o meno esclusivamente nozionistica – equivalga ad avere fede.

La terza incomprensione è credere che escludere la possibilità che esistano altri cammini, rispetto al suo, che siano altrettanto validi sia sinonimo di integrità dei propri valori religiosi. Il RFF crede che solo il suo cammino sia quello giusto – quindi di conseguenza lui è dalla parte del bene – e che tutto il resto della popolazione mondiale che non abbraccia il suo stesso credo ( e a volte anche quelli che, pur abbracciandolo, si discostano da una visione fideistica e fanatica) sono nell’illusione totale. Il RFF è un ‘politeista’ mascherato da monoteista. Crede che solo il ‘suo’ Dio sia il vero Dio e che tutti gli altri ‘Dio’ che le altre filosofie contemplano siano falsi dei o addirittura manifestazioni del male. Nei dialoghi interreligiosi fa discorsi del tipo: “il mio Dio dice…. cosa dice il tuo Dio?”.
Il mistico sa che la Realtà Assoluta è una solamente. Questa si manifesta, con un atto di amorevole compassione, in differenti vesti, con differenti linguaggi, in differenti periodi storici, solo al fine di essere più facilmente compresa da tutte le genti. La vera integrità spirituale sta nel capire qual’è l’essenza del proprio cammino (e tutti i saggi concludono che l’essenza è un qualcosa che accomuna tutti gli esseri – che dire di tutte le religioni?! – nella profondità nel cuore, e non qualcosa che crea distinzioni e conflitti sulla base di fattori esteriori e di superfice come sesso, cultura, lingua, rituali, credo, …).

Per concludere scriverò qualcosa che è inaccettabile per alcuni.  L’essenza del Vangelo, del Corano, della Bhagavad-gita, l’essenza di ogni serio cammino spirituale può essere riassunta in due semplici-a-dirsi punti. Due punti che contemplano la presenza e la soddisfazione dell’Amore. La ricerca dell’Amore per Dio, alla scoperta della sua bellezza e del suo fascino. E l’Amore rivolto verso tutti gli esseri viventi sotto forma di comprensione e compassione.

Perchè non vedersi, allora, da una prospettiva più ampia e profonda.

Perchè non iniziamo a vederci, a dialogare e ad apprezzarci così come siamo: come pellegrini in cammino in questa vita, alla ricerca di questi due tesori?

(Pierpaolo Marras)

Diritti Riservati

Cosa lo yoga ti può dare

Lo Yoga Journal, sezione Russia, intervista a Mosca Radhanath swami. Il giornalista menziona il fatto che in occidente si pensi che lo yoga sia solo di carattere fisico tralasciando l’aspetto spirituale.

Segue la risposta di Radhanath maharaj:

“C’è un verso nella Bhagavad-gita: ‘ye yatha mam prapadyante tams tathaiva bhajamy aham’, che significa: ‘nel modo in cui approcciamo il Signore, il Signore reciproca in accordo’. Così in accordo con quello che vogliamo possiamo limitare noi stessi a quello che otterremo. Allo stesso modo, nei Veda, il principio dello yoga include ogni aspetto della vita.  L’idea è che abbiamo un corpo, una mente e un’atma, una forza vitale. Yoga significa armonizzare questi tre aspetti perfettamente, così che i nostro corpo e la nosta mente siano in armonia con la nostra forza vitale. Ci sono aspetti dello yoga per ottenere buona salute e forma fisica. Se questo è tutto ciò che vuoi allora sarà quello che otterrai. Se vuoi salute, forma fisica e in più pace della mente, se pratichi opportunamente allora questo sarà quello che otterrai. Ma se cerchi realmente l’aspetto spirituale dello yoga, che è in verità il reale fine dello yoga, cioè di riunire il corpo e la mente per essere in armonia con la forza vitale, l’anima, allora questo sarà quello che otterrai.”
“L’anima è sat, cid, ananda – eterna, piena di conoscenza e piena di beatitudine. Il vero fine dello yoga, come è presentato dai grandi maestri di yoga dei tempi antichi, è connetterci con la nostra natura eternamente beata. Pantajali, uno dei grandi fondatori della tradizione yoga, insegnava, ‘Ishvarapranidhana’, l’abbandono a Ishvara, una concezione molto personale di Dio – Dio inteso come causa di tutte le cause, sorgente di ogni cosa, sorgente dell’amore e della bellezza –. Questo abbandono verso Ishvara è la perfezione del samadhi. Così yoga significa realizzare la nostra eterna natura con Isvara, con il Supremo, e comprendere ahimsa (la non-violenza), il principio dello yoga contenuto nei yama e niyama. Ahimsa significa che noi capiamo la sorgente divina. Possiamo capire che ogni entità vivente ha questa stessa divina sorgente e che ogni essere è parte di Ishwara. Perciò dovremo onorare e rispettare e non causare violenza verso nessuna entità vivente”
“Così, in realtà, se vuoi un corpo sano, lo yoga è uno dei processi migliori e più completi per avere un corpo sano e in forma. Se vuoi pace della mente all’interno allo stress di questo mondo di sfide, lo yoga ha uno dei sistemi più scientifici per dare pace e stabilità, liberandoci dallo stress.  Ma il reale fine di tutte queste cose è farci strumenti d’amore e pace, e di connetterci alla nostra atma, la nostra forza indistruttibile. Perchè, alla fine, per quanto in forma il nostro corpo possa essere e per quanto sia pacificata la nostra mente, se il nostro corpo muore, lo yoga ci può portare al di là di nascita e morte, alla nostra natura eterna. Questa è la bellezza e la gloria del sistema dello yoga. Ci può portare a quel punto. Nel sesto capitolo della Bhagavad-gita, che descrive il sistema dell’Ashtanga Yoga, Krsna conclude: ‘yoginam api sarvesam mad-gatenantar-atmana”. Di tutti gli yogi, colui che serve il Supremo Signore con amore e devozione, con profonda fede e realizzazione, è il piu intimemente unito a Lui nello yoga ed è il più elevato. Così questa opportunità è qui: essere uno strumento delle benedizioni di Dio o Krsna e davvero portare un cambiamento al mondo.”

(tratto da http://www.radhanathswami.com/)

Il significato del Maha-mantra

Ormai è risaputa l’influenza che i suoni e, in generale le vibrazioni, hanno sulla nostro corpo, sulla nostra psiche e sulle nostre emozioni.  I mantra sono antiche vibrazioni che hanno un enorme potere benefico su ogni aspetto dell’essere. Questi sono capaci di riequilibrare le energie interne, di creare una felicità profonda e di sboccare delle situazioni – psichiche e sociali – in cui siamo incarenati.
Etimologicamente mantra significa qualcosa che libera(traya) la mente(manas) da tutto ciò che per noi è indesiderato: stress, paure, attaccamenti morbosi, ignoranza, superficialità, e così via. Una mente placida e rilassata ci consente di vivere la vita appieno.
Il principale mantra che canteremo si chiama ‘maha-mantra’. ‘Maha’ significa grande. I Veda, gli antichi testi dello yoga, insegnano che nel maha-mantra sono contenuti tutti i mantra, compresa la sacra sillaba Om.
Il maha-mantra è composto di 3 parole che vengono ripetute con un ordine particolare. I profondi significati delle parole e il perchè della particolare successione delle tali sono delle argomentazioni molto esoteriche che richiedono un particolare approfondimento. In questo breve testo ci limitiamo ad alcuni dei significati. Prima di tutto i tre nomi che vengono ripetuti nel maha-mantra sono: Hare, Krsna e Rama. Sono nomi che invocano la Realtà Assoluta e in paricolare il Suo aspetto personale, proprio come l’Om invoca il Suo aspetto impersonale(che è comunque compreso, come abbiamo detto, nell’aspetto personale). Hare è l’energia di Compassione, è l’energia dell’Amore, il sublime sentimento che vogliamo abiti nel nostro cuore. Krsna è il Sublime Fascino, tutto ciò che è bello è un Suo riflesso, una Sua parte. Rama è la Sorgente di ogni piacere, di tutto ciò che ci soddisfa. Nel maha-mantra è detto che è presente tutto, proprio perchè c’è l’Amore e l’Oggetto dell’Amore. Recitandolo e cantandolo entriamo anche noi in gioco diventando i soggetti che amano. A seconda del nostro livello di coscienza il nostro amore sarà più o meno puro – più o meno limpido o distorto. Attraverso la pratica spirituale ci purificheremo per rendere l’amore Amore, ovvero puro, ininterrotto e incondizionato. Allo stesso modo, a seconda del nostro livello di coscienza, considereremo un oggetto sul quale indirizzare i nostri desideri e i nostri sentimenti. Può essere il denaro, il successo, la fama, una posizione sociale o lavorativa, un partner e così via. Perchè questo? Perchè desideriamo bellezza(qualcosa di bello o essere belli) e piacere. E man mano che la nostra comprensione aumenta cercheremo la fonte di questa bellezza e di questo piacere. Cercheremo Krsna e Rama. E invocheremo questi mantra. Ma per avere Krsna e Rama è necessario che il Divino si riveli, mostrando la Sua infinita compassione: Hare. Per questo motivo, tutto ciò che cerchiamo e desideriamo profondamente è all’interno di questo mantra millenario:
.
HARE KRSNA HARE KRSNA
KRSNA KRSNA HARE HARE
HARE RAMA HARE RAMA
RAMA RAMA HARE HARE
.
Il maha-mantra si può recitare o cantare in ogni istante. In questo modo ogni nostro momento verso il nostro successo sarà sublime.

“Cosa vuole insegnarci il karma? Impariamo dai nostri errori”

Appunti dalla conferenza di Niranjana Swami al Centro Vaikuntha, 26 Maggio 2012

Spesso le conseguenze degli errori sono più importanti dell’errore stesso e il loro effetto dura molto più a lungo.
E’ importante pensare agli obiettivi della nostra vita.
Gli obiettivi nascono dai desideri perchè la natura di ogni essere vivente è di trovare piacere.
Nel Kali Yuga le persone non ammettono nemmeno di commettere errori!
La tendenza è di accusare gli altri per le conseguenze dei nostri errori.
L’essere vivente è fatto per poter discernere ciò che è buono da ciò che non lo è.
Lo scopo della vita non può essere solo quello di evitare la sofferenza!
Esistono 3 tipi di felicità:
– godimento dei sensi
– cessazione della sofferenza
– gratificazione dell’anima
Per realizzare l’ultimo punto occorre:
– sapere chi sono
– qual’è la mia vera identità
– qual è lo scopo della mia vita
La felicità non riguarda solo il corpo, ci sono necessità per la vita e necessità per l’anima.
Lo scopo della vita umana è scoprire qual’è la mia connessione con il Supremo.
Perchè la mia intelligenza deve essere messa al servizio di ciò che è temporaneo? Anche il Sè è fatto per sperimentare la felicità!
La società è basata su un errore che annulla la possibilità di essere veramente felici: “io sono il corpo”.
Questa base può creare solo un avanzamento materiale: si può avere tutto, ma non la felicità!
L’anima resta insoddisfatta dal piacere materiale.
La Bhagavad Gita dice che chi non conosce la propria connessione con il Supremo non può avere intelligenza trascendentale e controllo della mente, e senza controllare la mente non si può avere pace.
Possiamo tenere ciò che abbiamo (casa, famiglia, lavoro…) ma vedendolo in connessione col Supremo. Se ci sentiamo connessi al Supremo vedremo ogni altra cosa e ogni altro essere vivente in connessione al Supremo.
E’ richiesto un cambiamento di coscienza, ed è questa coscienza che continuerà a vivere dopo questa vita.
Dovremmo regolare la nostra vita, questo ci farà provare un piacere superiore. Più indugiamo nei piaceri materiali e più soffriamo! I piaceri materiali portano a volerne di più e alla totale dipendenza dalla materia.
Quando invece si soddisfa l’anima, la riduzione di tutto questo avviene da sè.
Quando si vive in armonia con le leggi dell’Universo si impara ad evitare di commettere errori che portano conseguenze.
Nella rinuncia, quando l’anima è felice, ci si accorge di non aver abbandonato niente di indispensabile in realtà!
Si capisce di poter essere felici con ciò che si ha. Vivere con più di ciò di cui si ha bisogno significa vivere nell’illusione.
Occorre imparare ad ESSERE FELICI CON CIO’ DI CUI SI HA BISOGNO E NON CON CIO’ CHE SI VUOLE!
Come si possono aiutare le persone ad uscire dall’attitudine autoreferenziale, dall’egoismo e dall’egocentrismo tipici di questo tempo? Essendo un esempio! Krsna stesso è venuto come Caitanya Mahaprabhu per dare l’esempio su come essere un perfetto devoto!
Quando le persone vedono l’esempio e la felicità che deriva dalla connessione con il Supremo, automaticamente si diventa un’autorità. Occorre quindi essere un’autorità attraverso l’esempio, mente nel Kali Yuga le persone dicono di essere una cosa, mentre in realtà sono altro…
Il Signore è venuto per rompere questa ipocrisia.

(Lucia)

Il Ratha Yatra: spiegazione

Descrizione socio culturale

La processione è di antichissima origine. Si chiama Rathayatra che significa letteralmente ‘festival dei carri’. Infatti in questa sfilata viene portato un carro(yatra) che contiene una rappresentazione divina(murti) chiamata Jagannath (let. ‘il Signore dell’universo’). E’ una ricorrenza che da tempi immemorabili si festeggia in Orissa, regione nord-est dell’India. E’ stata portata in occidente dal grande precettore spirituale A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada e tutt’ora è celebrata nelle maggiori città del mondo come gesto di pace, speranza, comunione e fratellanza.

Cosa faremo?

La sfilata partirà da un punto A dei Giardini Margherita, Bologna, fino al punto B, sempre all’interno del meraviglioso parco. Tutta la processione sarà accompagnata da canti meditativi indiani che donano pace della mente, armonia e liberano da ansie e paure. Vengono usati a questo scopo gli strumenti musicali della tradizione indiana. Il carro di Jagannath verrà simbolicamente tirato da lunghe corde dai partecipanti e dagli ospiti. Tirare o anche solo toccare quelle corde porta grande fortuna sia sul piano materiale che sul piano spirituale.

Significato del Rathayatra

Il Vaisnavismo, la filosofia e il pensiero teologico che ispira questa tradizione, rappresenta il grande monoteismo indiano. Jagannath infatti è l’unico Dio di tutti, che in diverse tradizioni è chiamato con differenti nomi, proprio come il sole si chiama ‘sun’ in Inghilterra, ‘sole’ in Italia, ‘surya’ in India. ‘Sun’, ‘sole’ e ‘surya’ sono nomi diversi per richiamare lo stesso globo luminoso che illumina e dà luce. Così ‘Allah’, ‘Yahve’, ‘Buddha’, ‘Govinda’, ‘Cristo’, ‘Krsna’ e ‘Jagannath’ sono differenti nomi per chiamare la Realtà Assoluta e il Sublime Amore.
Dunque il Rathayatra è una processione non settaria, che incita l’unione, la comprensione, la collaborazione e la pace al di là della superficie legata alla tradizione o ai fenomeni socio-culturali. Il Rathayatra è un invito a ricercare l’essenza della vita, a trovare quei valori spirituali sempre verdi che sono alla base della nostra natura più profonda.
Il Rathayatra rappresenta la misericordia del Signore che esce dal Tempio, dalla chiesa, dalla religione organizzata e dagli intermediari – che a volte hanno creato delle profonde ferite nel nostro comune immaginario -; per entrare Lui stesso su un carro e offrire una relazione personale, genuina e piena di Amore ad ognuno di noi. Jagannath ci ricorda di non abbandonare la nostra spiritualità, di far risplendere il nostro lato luminoso, di non lasciar morire la nostra speranza: siamo esseri eterni, pieni di luce e destinati ad un regno sovramondano in cui l’unica legge è l’Amore.
La processione partirà da un punto iniziale che rappresenta appunto il Tempio che ospita la spiritualità, e giungerà nel punto finale che rappresenta il Tempio più intimo: il nostro cuore. Dal punto iniziale al punto finale il carro sarà trainato da delle lunghe corde, che tutti i partecipanti e gli ospiti sono invitati a tirare. Infatti il Rathayatra rappresenta anche il percorso di ognuno di noi nel tentativo di portare il Signore nel nostro cuore. Ciò costituisce l’essenza di ogni reale cammino spirituale e meta di ogni sincero ricercatore della Verità. Per la scienza spirituale tutto quello che c’è nelle scritture rivelate, nella vita dei santi e nell’esempio dei maestri – rappresentato dal punto iniziale, dal primo Tempio – può connetterci alla realizzazione di Dio, ma se e solo se siamo capaci di portare tutto questo nel profondo del nostro cuore, penetrando nell’essenza degli insegnamenti. Il Rathayatra è un baluardo contro la superficialità, il bigottismo, il fideismo cieco, la religiosità superficiale di massa – che rappresenta, si, l’oppio dei popoli -, al razzismo, al sessismo e così via. E allo stesso tempo è un inno alla sincera ricerca spirituale, ai valori universali, alla reale fratellanza di ogni essere, alla compassione, alla tolleranza, all’umiltà, alla cooperazione, all’Amore e alla bellezza di Dio. Jagannath ci invita sul Suo carro per portarci dalla superficialità all’essenza, dalla religione (accettata o rifiutata che sia) alla mistica.
Diritti Riservati

Alla Ricerca dell’Amore Perduto – Radhanath swami

La più incredibile rivelazione della mia vita è stata la pura verità che tutti i nostri desideri, le loro complessità, struggimenti, gratificazione e frustrazione hanno come unica origine la dimenticanza dell’amore, passivamente assopito nel nostro cuore. Ho compreso che è ciò di cui abbiamo più bisogno poiché da esso traiamo la vera soddisfazione e la forza per diventare strumenti di cambiamento in positivo del mondo che ci circonda, ben oltre ciò che ci immagineremmo possibile. Alcuni anni fa, ho incontrato Madre Teresa a Calcutta e mi disse che il più grande problema del mondo è la fame, ma non quella dello stomaco, bensì quella del cuore. La gente è sola, emozionalmente insoddisfatta e cerca di riempire il vuoto interiore in molti modi diversi, senza sapere che l’unica cosa che possa nutrire il cuore è l’amore per Dio. Madre Teresa mi disse che conosceva alcune tra le persone più facoltose del mondo e che aveva visto gente morire di fame, ma che la più grande attività assistenziale a questo mondo è soddisfare l’inedia del cuore con amore per Dio. Per riuscirci dobbiamo però possedere una motivazione pura, perché noi confondiamo l’amore con i piaceri temporanei e il fulcro stesso della condizione umana è l’erronea interpretazione delle sensazioni transitorie mondane e il luccichio abbagliante delle sensazioni è comparabile ad un miraggio. Una persona perduta nel deserto cerca disperatamente un’oasi e nella sua disgrazia, complici il desiderio e la speranza, a volte le appare un miraggio che sembra possa soddisfare la sete ma finirà solo con la bocca piena di sabbia.

Cos’è dunque il vero amore? Per capirlo dobbiamo sapere chi siamo davvero.

Il corpo fisico è un veicolo fatto di materia e di per sé gli occhi non vedono, le orecchie non sentono, il naso non percepisce gli odori. Siamo dunque noi a vedere per mezzo degli occhi e a sperimentare la vita attraverso i sensi. Il corpo è paragonabile ad un carro, la mente alle sue redini, mentre i sensi sono i cavalli e l’intelligenza dovrebbe dare la direzione decisa dal passeggero, l’atma o anima. Questo è fondamentalmente l’insegnamento della Bhagavad-gita: noi non siamo il corpo e la mente ma la forza vitale che ne sprigiona. La forza vitale è la nostra natura spirituale e il suo potenziale è amare e il bisogno di sentirsi amata.

Tutti cerchiamo amore spirituale e in realtà l’intero progredire della civiltà attraverso i millenni è unicamente l’espressione di questa ricerca.

Scienza, tecnologia, spettacolo, famiglia, arte, musica, lavoro, economia, tutto è puntato a trovare quell’unica cosa che il cuore desidera, amare Dio e sentire il Suo amore. Sri Caitanya, massima autorità spirituale ed avatara divino, in una preghiera afferma che l’amore per Dio è assopito nel cuore di ogni entità vivente e la nostra posizione naturale è quella di essere Suoi eterni servitori. Nei Vangeli, Gesù si chiede che utilità abbia ottenere l’intero mondo se ciò conduce a perdere l’anima eterna. Il primo grande comandamento è quello di amare Dio con tutto il cuore, la mente e l’anima, e la conseguenza naturale sarà quella di amare il prossimo come sé stessi. Ma come può accadere tutto questo? Amando il centro, ovvero Dio, questo stesso centro di ogni esistenza ci permette di amare spontaneamente ogni essere vivente. La Bhagavad-gita afferma che ogni entità vivente è un frammento di Dio, così come ogni raggio che emana dal sole ne è parte integrante.

Scoprendo nel mio cuore l’amore per Dio posso percepire un’inseparabile parte di Dio nel cuore di ogni essere, non importa quale sia il suo sesso, colore di carnagione, religione, provenienza o razza di appartenenza, tutte designazioni fisiche temporanee paragonabili al vestito che copre il corpo.

Quando comprendiamo realmente la nostra anima e la relazione che ci unisce al Supremo, possiamo identificarla in ogni entità vivente e vederne il suo rapporto con Dio. A quel punto l’amore e la compassione sostituiscono l’odio ed è questo ciò di cui il mondo ha più bisogno.

Siamo dunque tutti alla ricerca del nostro perduto Amore e il vero viaggio dell’esistenza umana inizia quando riconosciamo l’oggetto della nostra ricerca. Siamo parti di Dio che hanno perso la connessione con Lui e stiamo tentando di ritrovarla, mentre Krishna, Dio, il Tutto completo, la Verità Assoluta e suprema discende in questo mondo alla ricerca dei suoi amori smarriti, che siamo noi. Sempre nella Bhagavad-gita, Krishna afferma che ovunque i veri valori della religione siano in declino e l’irreligione avanzi Egli appare sulla terra. Ma perché? Nelle sacre scritture dell’Occidente si parla di messia e di profeti e nei testi vedici sono raccontate le gesta degli avatara del Signore che si sono succeduti nei millenni, manifestandosi in accordo ai periodi, ai luoghi e alle sue genti per darci essenzialmente lo stesso messaggio e ricordarci che abbiamo dimenticato l’amore di Dio che abbiamo dentro ed è questa la causa delle nostre sofferenze e il motivo per cui maltrattiamo il prossimo. Ecco dunque la risposta, tutti i grandi avatara non sono altro che il Supremo Amato che viene in questo mondo per cercare i suoi servitori dispersi e per noi ciò è grande motivo di speranza.

Sanatana Goswami, un santo eccelso della tradizione Gaudiya vaishnava, nel suo testo Brihat Bhagavatamrita racconta che un giorno Krishna con i gopa, suoi compagni pastorelli, e le loro mucche erano di ritorno dai pascoli e andavano verso casa attraversando la foresta di Vrindavana. Lungo la strada un’anima che aveva appena ottenuto la perfezione spirituale apparve nelle sembianze di un bellissimo pastorello. Vedendolo, Krishna gli corse incontro, lo abbracciò e nell’estasi d’amore entrambi persero i sensi. Tutti i gopa si meravigliarono molto e si chiesero chi fosse questo ragazzino e perché Krishna si trovasse disteso a terra privo di coscienza. Balarama, Suo fratello, si avvicinò cantando dolci parole e sventagliandoLo Gli fece riprendere conoscenza. Krishna si rivolse allora al nuovo pastorello: “Mi hai abbandonato tanto, tanto tempo fa e ti sei dimenticato di Me, eppure Io non ti ho mai scordato. Vita dopo vita hai cercato di godere del mondo materiale ma Io ero sempre presente nel tuo cuore, in attesa che ti rivolgessi a Me. Hai patito tempeste, malattie e pene d’amore, a volte hai goduto di ricchezza, prosperità, buona istruzione ma eventualmente tutto ti è stato portato via. Non provavi separazione come ne provavo Io per te, ad ogni istante? Infine ti sei girato verso di Me e Mi hai donato la tua vita.

Ho visto quanto sia stato difficile, rimanendoMi fedele in questo mondo materiale. Sei stato ridicolizzato, perseguitato, criticato e a volte hai dovuto mendicare, ma Io ti ero sempre accanto a proteggerti. Ora sei finalmente tornato a casa e sei benvenuto!”

Possiamo vedere che sebbene la Verità Assoluta sia atmarama, soddisfatto in Sé stesso, l’incarnazione stessa di ogni emozione d’amore e non abbia bisogno di nulla, Egli prova il dolore della separazione nel vedere uno qualunque dei Suoi figli soffrire nella dimenticanza della Sua persona.

Questa è la perfezione dell’amore. Per quanto piccoli ed insignificanti ci possiamo sentire, Krishna sente la lontananza da noi ma non interferirà mai con il nostro libero arbitrio, perché l’amore non può essere imposto o forzato. Per soddisfarci davvero e in modo completo l’amore deve essere una libera e autonoma espressione della nostra volontà. Hare Krishna.

Radhanath Swami

Come otterere l’Amore per l’Assoluto più velocemente possibile?

“Come otterere l’Amore per l’Assoluto più velocemente possibile? Nel grado in cui facciamo di questo ideale una priorità nella vita, lo realizzeremo più velocemente. Se lo rendiamo la prima priorità allora faremo un velocissimo avanzamento. Se lo consideriamo, nella nostra vita, la seconda o la terza priorità, allora faremo un avanzamento proporzionalmente graduale. Ora, fare una priorità della nostra vita spirituale non significa necessariamente lasciare tutto il resto. Significa mettere da parte motivazioni indipendenti da questa. Il Signore Krsna disse ad Arjuna: “Dovresti abbandonarti a Me”. Ma Arjuna era un uomo sposato, aveva otto figli e addirittura nipoti. Era un guerriero. Dopo aver ricevuto oralmente la Bhagavad-gita da Krsna, non divenne un sannyasi, un rinunciato. Compì il suo dovere da guerriero perchè era un militare e continuò a mantenere la propria famiglia. Ma ora svolgeva tutte queste occupazioni in uno spirito di servizio, invece che in uno spirito di bramosia e di sfruttamento. Come un’espressione del suo Amore per Dio.

Arjuna fece dell’Amore per Krsna e dell’abbandono a Krsna la priorità nella sua vita. Questo significa che orientò in modo virtuoso le sue occupazioni e la sua situazione domestica. Non rinunciò a queste. Ma rinunciò alla bramosia, rinunciò all’invidia, rinunciò all’orgoglio, rinunciò alla lussuria. Con un puro stato di coscienza, con un desiderio di servire, aspirò all’ideale dell’Amore per Dio, attraverso la situazione in cui si trovava immerso.

Così per sviluppare Amore per l’Assoluto, non devi lasciare i tuoi studi, non devi lasciare la tua famiglia o la tua occupazione. Devi solo rendere lo scopo dietro a queste reponsabilità uno con lo scopo di amare Dio. Questo diventa naturale quando ti associ con persone che lo stanno già facendo.” (Radhanath Swami)

YOGA SIGNIFICA UNIONE di Radhanath Swami

Qual è il significato di yoga? Yoga significa unione. Qual è il significato di religione? Religione deriva dalla parola latina religio, che significa congiungere, essere in armonia, essere in unione.
Ogni essere vivente ha un corpo, ha una mente, ha una coscienza. La coscienza è l’energia che emana dall’anima, o atma. Quindi armonizzare il corpo, la mente e l’anima è l’arte dello yoga. Se non abbiamo unità all’interno di noi, allora è possibile creare unità nel mondo intorno a noi? Non puoi dare qualcosa che non hai, nemmeno se hai tutte le buone intenzioni.
Se abbiamo unità, possiamo creare unità. Se la nostra mente è in conflitto, se la nostra mente non è bilanciata con il nostro corpo e con i bisogni dell’anima, allora c’è una separazione di base nella nostra vita. E quando ci sono così tante persone disfunzionali – possono essere semplici persone per strada, possono essere grandi politici e potenti industriali – ma se non sono in armonia con la loro coscienza, se la loro mente, il corpo e l’anima non hanno lo stesso interesse o proposito, se non sono uniti, allora ci saranno problemi. Non può esserci vera pace, non può esserci vera felicità, non può esserci vero amore.
Questo significa yoga – semplicemente unire. Unire il corpo con la natura – questo è l’Hatha Yoga. Per creare unità tra la mente e il corpo – questo è Pranayama. Per creare unità tra la mente e l’atma – questa è Jnana. Per creare unione tra l’anima e Dio – questa è Bhakti. Questo è il completo sistema dello yoga – l’unione. E in questa condizione di unità, possiamo realmente esprimere quel naturale e innato amore che abbiamo trovato nella nostra vita, e in ogni cosa che facciamo nel mondo.